Non me lo chiedete più: il romanzo umoristico dedicato alle donne senza figli

“Non me lo chiedete più. #Childfree La libertà di non volere figli e non sentirsi in colpa” è un libro umoristico di Michela Andreozzi che tratteggia la figura della childfree, cioè della donna che sceglie volontariamente di non avere figli, facendo luce sulla sua reale condizione in una società in cui spesso è bersagliata.

Scheda libro
Titolo: Non me lo chiedete più. #Childfree La libertà di non volere figli e non sentirsi in colpa
Autore: Michela Andreozzi
Anno di pubblicazione: 2018
Genere: umoristico
Lunghezza:181 pagine
Casa editrice: HarperCollins

“Commercialmente parlando, se non hai figli, a Natale non conti un cazzo” è la frase lapidaria con cui Michela Andreozzi – conduttrice radiofonica, commediografa e attrice nata a Roma nel 1969 – esordisce nel suo primo romanzo umoristico incentrato sulle donne senza figli, figure che avanzano mentre i dettami di un’epoca arretrano, ma che sono ancora stigmatizzate dal pensiero comune. Non me lo chiedete più è una raccolta umoristica di aneddoti, invocazioni, confessioni, monologhi e dediche che, con ironia e lucidità, tratta il tema spinoso della non-maternità, sviscerando tutte le motivazioni e i giudizi che si addensano attorno alla figura della cosiddetta childfree, la donna che ha deciso consapevolmente di non fare figli, ben diversa dalla childless, la donna che, per motivi diversi, non ne ha avuto la possibilità.
Come narrata nel libro della Andreozzi, la childfree è il luogo verso cui si indirizzano le aspre condanne di una finta società liberale, e la lunga lista di aggettivi che vengono comunemente affibbiati alle donne senza figli fatta dalla scrittrice è esplicativa in tal senso: le childfree sono considerate, a scelta, irresponsabili, strambe, patetiche, anormali, asessuate, lesbiche, aliene, pericolose, incomplete, egoiste, inaffidabili. La familiarità che abbiamo con questi aggettivi, perché li abbiamo sentiti pronunciare o perché li abbiamo pronunciati noi stessi, testimonia la disapprovazione che colpisce le donne senza figli – demonizzate, disprezzate o compatite a seconda dei momenti – contro la quale la scrittrice Michela Andreozzi si scaglia per tutta la durata del suo monologo letterario. Tra le varie scene del libro, il dialogo immaginario con il tassista romano potrebbe assurgere a vero manifesto delle childfree di tutto il mondo: in questa scena una childfree convinta che viene interpellata da un tassista a proposito della sua maternità e che subito dopo si sente rispondere ‘non sai cosa ti perdi’ fa una carrellata dei motivi che spingono una donna alla scelta in questione. Il dialogo con il tassista romano tira in ballo gli argomenti più disparati – impossibilità di avere figli, paura del parto, difficoltà economiche, compagni sterili, sterilità femminile, gravidanze interrotte, infanzia difficile, malattie trasmissibili, mancanza di relazioni, abusi sessuali passati – demolendo i pregiudizi di una società che dà per scontata la procreazione femminile.

non me lo chiedete più
Michela Andreozzi, autrice del romanzo. Fonte: corriere.it

Gli aneddoti e le scene divertenti disseminate per il romanzo sono una ricreazione ironica delle diverse situazioni in cui può trovarsi una childfree: c’è il pranzo di famiglia, in cui la childfree non riceve mai il supplemento di cibo e in cui suscita allo stesso tempo incomprensione e invidia nei suoi parenti diventati genitori, c’è il supermercato, in cui la childfree si incontra e si scontra con marmocchi maleducati e in cui è guardata male se non cede il posto alle madri, c’è il colloquio di lavoro, in cui la childfree non ispira fiducia per il suo non-desiderio di avere figli perfino in un contesto in cui la donna è solitamente discriminata per il fatto di desiderarli, e, addirittura, c’è la childfree che scopre di essere incinta!
Accanto ad episodi divertenti, reali o immaginari che siano, Non me lo chiedete più inserisce anche un po’ di cultura mediale e di storia, narrando delle icone senza figli che si sono imposte nell’immaginario mediale e delle childfree più note mai esistite: attrici di Hollywood come Cameron Diaz e Jennifer Aniston, childfree del cinema e dei fumetti come Mary Poppins, Minnie e Paperina, rispettivamente tata e zie, scrittrici e scienziate come Colette, Jane Austen, Rita Levi Montalcini e Margherita Hack. La citazione di importanti childfree della storia è l’occasione per fare un inno alle childfree di tutto il mondo che, libere dall’incombenza di accudire i figli, possono dedicare la loro vita ad altro, eccellendo in un settore specifico e facendo del bene all’umanità come hanno fatto alcune grandi scienziate contemporanee. Lungi dal volere attribuire importanza esclusivamente alle childfree che hanno fatto la storia, Michela Andreozzi porta avanti la demistificazione e l’innalzamento del valore delle childfree comuni, i cui desideri e le cui scelte non le rendono affatto donne meno amorevoli o premurose delle madri: le childfree possono essere materne con i figli degli altri o semplicemente con i loro cari, sono le zie che si prendono cura per qualche tempo dei loro nipoti, liberando temporaneamente i genitori dalle fatiche della loro condizione, sono un’estensione inconsueta della genitorialità. Nella sua schiettezza Non me lo chiedete più dà voce anche alle childfree estreme, cioé quelle che detestano i bambini e per le quali essi sono una rogna inutile, un concentrato di muco e batteri, dei piccoli folletti indemoniati, puzzolenti e continuamente bisognosi di attenzioni; “Confessioni inconfessabili di una childfree estrema” è la parte più politicamente scorretta del libro, un capitolo che con coraggio e irriverenza sfida i tabù di una società che vieta di esprimere insofferenza verso creature innocenti come sono comunemente considerati i bambini.

Il libro di Michela Andreozzi tratteggia la childfree come una figura imprevedibile, piena di sfaccettature e, in una dichiarazione finale autobiografica, come una donna che ammira la forza e la tenacia delle madri che la circondano, sebbene ella non lo sia. Non me lo chiedete più è una teorizzazione divertente ed approfondita del modello childfree, un confronto ideale con i pregiudizi radicati nella società e una narrazione umoristica utile a svecchiare il modo di pensare, ma a tratti ha cadute di stile dovute ad un linguaggio troppo colloquiale e sgrammaticato, a banalizzazioni che non sono giustificabili dalla natura umoristica del libro e ad aneddoti eccessivi, inverosimili e scorretti.

Leggi anche  “Breve storia di (quasi) tutto” di Bill Bryson

Precedente Cime tempestose: l'amore è tormentato nel classico di Emily Brontë Successivo You, serie Netflix: l’improbabile intreccio tra amore e stalking